Le piccole banche temono di essere colpite dalla manovra fiscale del governo che punta a raccogliere 5 miliardi di euro attraverso l'aumento dell'Ires e minori deduzioni, come riportato dall'ansa.it. Nonostante la soglia di esenzione per le banche con base imponibile sotto i 6,7 milioni di euro e una detrazione di 200.000 euro, fino a concorrenza della differenza tra l'imposta con l'aumento e quella senza, molti istituti di credito ritengono che tali misure non siano sufficienti. L'obiettivo dichiarato del governo è di salvaguardare le banche legate al territorio e impegnate nel credito a famiglie e PMI. Tuttavia, fonti e capi azienda di piccole banche sottolineano che la soglia è molto bassa e che molte BCC hanno utili ben superiori a questa cifra, come la BCC di Roma con oltre 350 milioni di utile pre tasse nel 2025 e la BCC di Busto Garolfo con 17 milioni di utile lordo lo scorso anno. Anche se alcuni istituti cooperativi del Mezzogiorno sono sulla soglia o sotto di essa, le holding a capo dei gruppi cooperativi come Iccrea e Cassa Centrale sono considerate banche di grandi dimensioni. Al di fuori del mondo BCC, restano poche realtà come casse di risparmio spa e popolari, con una riduzione del numero negli ultimi anni. Tra queste, Banca Valsabbina con 74 milioni di utile lordo e Popolare del Frusinate con poco meno di 30 milioni di utile. La preoccupazione riguarda anche le minori deducibilità ai fini Irap, e gli istituti di credito interessati si preparano a chiedere correzioni durante l'iter parlamentare della manovra.