L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il mondo del lavoro, ma il suo impatto non si misura solo con la produttività: riguarda anche la formazione, la qualità dell’occupazione e la capacità delle istituzioni di accompagnare il cambiamento. È questo il filo conduttore emerso nel seminario internazionale organizzato a Roma dall’INPS in collaborazione con l’ISSA, l’Associazione internazionale della sicurezza sociale, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, organizzazioni internazionali e mondo della ricerca.
Ad aprire i lavori è stata Valeria Vittimberga, direttore generale dell’INPS, che ha indicato la necessità di governare le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale affinché producano benefici concreti per le persone e per la collettività.
«Se l’intelligenza artificiale cambia profondamente il modo in cui la ricchezza viene prodotta», ha affermato Vittimberga, «dobbiamo chiederci anche se siano ancora adeguati i meccanismi attraverso i quali quella ricchezza viene distribuita e contribuisce al benessere collettivo».
Su questa linea anche il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, che ha ribadito come la tecnologia debba restare al servizio della persona.
«L’intelligenza artificiale deve essere governata e orientata: la tecnologia deve restare al servizio della persona», ha sottolineato il ministro, evidenziando come la sfida non sia evitare il cambiamento, ma fare in modo che produca effetti socialmente sostenibili.
Nel suo intervento Vittimberga ha richiamato anche il tema della distribuzione dei guadagni prodotti dall’innovazione. L’aumento della produttività, infatti, non garantisce automaticamente un miglioramento del benessere sociale se non accompagnato da misure capaci di redistribuire i benefici e sostenere i lavoratori coinvolti nelle trasformazioni.
Per il direttore generale dell’INPS, formazione permanente e qualità dell’occupazione rappresentano strumenti centrali per accompagnare il cambiamento e ridurre le disuguaglianze.
Calderone ha inoltre ricordato come l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro sia una questione globale che richiede cooperazione internazionale. Secondo le stime del World Economic Forum, entro il 2030 il 39 per cento delle competenze di base cambierà e undici lavoratori su cento potrebbero non ricevere la formazione necessaria.
In questo quadro il ministro ha annunciato la proposta di collegare l’Osservatorio sull’intelligenza artificiale nel lavoro con i dati dell’INPS, creando un sistema di allerta precoce capace di anticipare i cambiamenti occupazionali e individuare per tempo le necessità di formazione e sostegno.
«Il rischio di essere travolti», ha concluso Calderone, «non viene dalla macchina che agisce, ma dall’inerzia di chi non costruisce, adesso, gli strumenti per governarla».